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ALTROVE ad Alcova 2026: oltre l’evento
Un’indagine di MORE tra spazi, incontri e nuove letture dell’abitare contemporaneo
Esiste un luogo, sospeso tra il fermento del Fuori Salone e la quiete della riflessione, in cui il tempo sembra rallentare per lasciare spazio all’ascolto.
Il 23 aprile, questo luogo è stato ALTROVE.
Il progetto di indagine di MORE, curato da Valentina Moretti, ha preso forma negli spazi dell’Ospedale Militare di Baggio in occasione di Alcova Milano, trasformandosi in un dispositivo aperto di incontro, dialogo e immaginazione.
Al centro, un tavolo rotondo progettato da Studio Tropicana: non solo elemento fisico, ma vero e proprio catalizzatore di relazioni. Un invito a fermarsi, a sedersi, a condividere.



Fermarsi nel fermento
Nel pieno della Design Week, mentre la città correva tra eventi e installazioni, ALTROVE ha offerto una pausa. Intorno al tavolo, immersi nel verde, i visitatori hanno scelto di rallentare e dedicarsi a un gesto semplice ma potente: costruire il proprio “altrove”.
Attraverso collage liberi, senza istruzioni rigide, sono emersi paesaggi personali, visioni intime e collettive insieme. Frammenti che, accostati, hanno restituito un immaginario condiviso sull’abitare contemporaneo.



Lo scambio: abitare prima di conoscersi
Il cuore della giornata si è attivato nei momenti di dialogo delle 14:30 e delle 17:00.
Il tavolo si è trasformato in uno spazio di confronto diretto, animato da una serie di “speed date”: conversazioni a coppie guidate da carte tematiche, pensate come inneschi per riflettere su abitare, comunità e futuro.
Accanto ai visitatori, una rete eterogenea di ospiti provenienti da mondi diversi — architettura, design, editoria, impresa, agricoltura — ha contribuito ad arricchire il confronto con esperienze e visioni plurali.
Tra questi: Riccardo Blumer, Stefano Daelli, Davide Longoni, Matteo Mazzola, Tiziana Monterisi, Federica Sala, Alberto Vanoglio, Daria Volpe, Martino Gamper, Stefano Larotonda, Andrea Lonardi, Valentina Lonati, Darya Maeki, Carlo Micheletti e Serena Scarpello.
La dinamica è stata tanto semplice quanto potente: parlare di abitare prima ancora di conoscersi.
Domande come “Hai mai pensato di lasciare la città per vivere in provincia?”, “Cosa rende una comunità davvero tale?” o “Si può progettare il senso di appartenenza?” hanno aperto conversazioni autentiche, capaci di superare ruoli e definizioni.















Cosa resta
ALTROVE ha mostrato come l’abitare possa diventare uno spazio di relazione prima ancora che di costruzione.
Un processo che mette al centro le interdipendenze — tra persone, territori e natura — e che trova nel dialogo uno strumento progettuale fondamentale.
Ogni incontro attorno a quel tavolo è stato un piccolo atto di cura, un esercizio collettivo di immaginazione.
A chi si è fermato, a chi ha condiviso uno sguardo, un’idea o anche solo una domanda: grazie.
È attraverso questi momenti che ALTROVE prende forma, trasformandosi da installazione a esperienza collettiva.
Le conversazioni nate attorno a quel tavolo non si chiudono con la giornata, ma diventano tracce. Tracce che orientano una ricerca in continua evoluzione, fatta di relazioni, territori e nuovi modi di abitare.
ALTROVE continua così: restando aperto, disponibile, in ascolto.



Cos’è ALTROVE
ALTROVE è un progetto di indagine di MORE, a cura di Valentina Moretti.
Nasce per esplorare nuovi modi di abitare fuori dalla città, a partire dai cambiamenti sociali, lavorativi e demografici che rendono sempre più centrale la relazione tra contesti urbani e territori di provincia.
Attraverso incontri, installazioni e momenti di confronto, ALTROVE mette in dialogo comunità, professionisti e istituzioni, aprendo nuove prospettive sull’abitare contemporaneo.