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The Good Life: Valentina Moretti racconta il futuro dell’abitare e il progetto ALTROVE
L’idea tradizionale di casa sta cambiando. Il paradigma delle mura fisse e immutabili cede il passo a una nuova urgenza culturale: quella di un abitare fluido, sostenibile e profondamente connesso con il territorio.
Di questa ridefinizione radicale dello spazio domestico si parla nel numero 68 di The Good Life, all’interno dell’articolo “Abitare altrove. Tre modelli per ripensare la casa del futuro”. Tra i protagonisti della riflessione spicca ALTROVE, il progetto di indagine sui modi contemporanei dell’abitare nei contesti extraurbani ideata dall’architetta Valentina Moretti, founder della nostra società benefit Moretti MORE.
Oltre la “vita lenta”: la provincia come laboratorio d’innovazione
Accelerato dallo sviluppo del lavoro da remoto e da una profonda evoluzione delle priorità esistenziali, il ritorno verso i contesti extraurbani non è più una fuga romantica, ma una scelta strategica e consapevole.
«ALTROVE nasce dall’osservazione di un cambiamento già in atto: una mobilità sempre più fluida tra città e provincia», spiega Valentina Moretti. «Abitare altrove non significa necessariamente rallentare o isolarsi. Al contrario, vogliamo andare contro la romanticizzazione del trend della “vita lenta”: vivere in provincia equivale piuttosto a ridefinire priorità e modalità di accesso a servizi, relazioni e opportunità. La provincia può diventare un contesto ibrido in cui sperimentare nuovi equilibri tra autonomia e comunità».
Un’architettura guidata dall’ascolto delle persone
I dati emersi dalle indagini condotte dal team di ALTROVE evidenziano un desiderio chiaro: la ricerca di una partecipazione attiva. Chi sceglie di spostarsi fuori dalle grandi aree urbane non cerca semplicemente un immobile, ma un tessuto relazionale in cui costruire una comunità e contribuire alla sua crescita.
Per rispondere a questa complessità, ALTROVE si sviluppa come un progetto aperto, capace di dialogare con discipline diverse — dall’architettura fino agli studi sociologici e alle neuroscienze — per approfondire come i luoghi influenzino il nostro benessere e il senso di appartenenza. L’obiettivo non è applicare formule standardizzate, ma fare dell’ascolto il primo e più importante strumento di progettazione.
Verso una casa come esperienza evolutiva
Il futuro dell’architettura non sarà dominato da un unico modello rigido, ma da scenari plurali capaci di rimettere al centro l’armonia tra uomo, natura e comunità.
La casa del futuro smette di essere un oggetto isolato e pesante per trasformarsi in un processo dinamico. Come conclude Valentina Moretti sulle pagine di The Good Life: «Vorrei lasciare in eredità un’idea di abitare diversa, capace di riflettere esigenze, desideri e possibilità di divenire».
La vera svolta risiede esattamente qui: passare dall’idea di casa come spazio fisso a quella di abitare come esperienza evolutiva, capace di adattarsi ai luoghi, alle persone e al tempo che cambia.